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Criptovalute: facciamo il punto sul ruolo giocato dal Bitcoin nella guerra in Ucraina

L’attenzione sul Bitcoin da parte degli addetti ai lavori, ma anche di semplici investitori, continua a rimanere altissima.

Le quotazioni del progenitore di tutte le criptovalute, infatti, sembrano aver costruito una base di congestione al di sopra dell’importante area supportiva compresa tra 30000 e 39000 dollari, nonostante un contesto non particolarmente favorevole sia sotto il profilo macro-economico sia a causa delle tensioni geopolitiche.

Pur trattandosi di una fascia di prezzo molto ampia, assume un valore tecnico non di poco conto, poiché già in passato ha rappresentato il trampolino di lancio per importanti trend rialzisti; inoltre la formazione di un canale di tali dimensioni non costituisce di certo una novità assoluta per asset finanziari esageratamente volatili come le valute virtuali. Il nodo da sciogliere più che altro riguarda la classificazione della congestione: difatti solamente una rottura al rialzo della struttura la identificherebbe come area di accumulo.

Ma il dibattito intorno al Bitcoin è molto acceso non solo per ciò che concerne la valorizzazione di mercato: non è un mistero, infatti, che il token, da quando è iniziata la guerra tra Russia e Ucraina, sia costantemente sotto la lente degli economisti. Persino Christine Lagarde a più riprese non ha lesinato critiche nei confronti della criptovaluta a causa del suo utilizzo in alcune circostanze poco trasparente.

In questo caso, secondo quanto riportato dalla rivista Criptovaluta.it, l’attenzione della Presidente della BCE sarebbe rivolta alla condotta degli oligarchi russi, colpevoli di servirsi della tecnologia blockchain per aggirare le sanzioni comminate al loro paese d’origine. In particolare, Lagarde contesterebbe l’impossibilità di controllare le transazioni in token, che garantirebbe ai Tycoon un canale sicuro per continuare a portare avanti i propri affari.

Bitcoin: cosa si nasconde dietro l’avversione della BCE

Come riportato da Criptovaluta.it, nonostante più volte sia stata ribadita l’esistenza di prove a suffragio della tesi, non si è mai avuta alcuna evidenza in tal senso.

Anche per questo motivo gli stessi esperti del portale hanno fornito puntuali fact checking al fine di ristabilire la verità dei fatti: nello specifico, ammesso vi sia stato un spostamento delle attività finanziarie in Bitcoin, successivamente sarebbe dovuta avvenire la riconversione di valuta fiat, che può tranquillamente essere monitorata.

A ciò si aggiunge la dichiarazione del Tesoro Usa, che ha categoricamente smentito un uso
anomalo del token. Secondo molti analisti la particolare avversione nei confronti del Bitcoin da parte del board della BCE sarebbe riconducibile alla volontà di creare un Euro digitale, sulla base del modello cinese, per avere un controllo diretto delle attività riconducibili alla blockchain.

Il vero ruolo del Bitcoin nella guerra in Ucraina

E non è nemmeno la prima volta che la Banca Centrale si schiera apertamente contro le valute virtuali: già all’alba del conflitto in Ucraina dopo un forte aumento delle transazioni in BTC nei due paesi protagonisti dello scontro, erano state rilasciate le prime dichiarazioni di disappunto.

Anche in quella circostanza l’analisi di Criptovaluta.it era stata impeccabile: l’incremento
dei volumi in Bitcoin -raddoppiati in Ucraina e più che triplicati in Russia- corrispondeva ad un controvalore di circa 80 milioni di dollari, cifra notevole in assoluto, ma irrilevante rispetto alle economie dei due paesi, oltre che troppo piccola per rappresentare capitali in fuga -decisamente su un’altra scala di grandezza-degli oligarchi.

Presto nuovi mutui in Bitcoin

In un modo che si evolve sempre più velocemente il successo del Bitcoin è da ricercare piuttosto in altri elementi: questo fenomeno, infatti, è imputabile principalmente ad una diffusione sempre più capillare dell’uso del token nella vita di tutti i giorni.

Ad esempio, a breve saranno disponibili i mutui denominati in BTC: non solo si potrà ricevere l’erogazione in collaterale digitale, ma si potrà addirittura rimborsare in valuta virtuale; un altro tassello nell’ecosistema digitale che contribuirà ad accrescere l’appeal del sottostante con effetti positivi sia sulla quotazione di mercato sia sul flusso delle transazioni in crypto.

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