Da quando il tuo blog è passato a WordPress 7, quante delle novità comparse in bacheca hai davvero provato? Il 2026 è stato un anno fitto: la versione 7.0, chiamata «Armstrong», è uscita il 20 maggio, la 7.1 «Mary Lou» il 19 agosto, e la 7.2 è in calendario per il 9 dicembre.
Sono cambiamenti che toccano una fetta enorme della rete. Secondo le rilevazioni di W3Techs aggiornate a ottobre, WordPress fa funzionare il 39,6% di tutti i siti web. Abbiamo quindi fatto il punto su cosa vale la pena usare e cosa conviene controllare prima della prossima versione.
Le novità della 7.0 e della 7.1 utili a chi scrive
Per chi pubblica articoli, la più comoda è probabilmente la schermata delle revisioni, diventata visiva con la 7.0. Si scorrono le versioni precedenti di un post, si vedono le modifiche evidenziate e si ripristina quella giusta.
Nella stessa versione è arrivata la palette dei comandi: premendo Ctrl+K (⌘K sul Mac) si apre una casella di ricerca che porta direttamente alla schermata voluta. C’è poi una pagina dedicata ai caratteri tipografici, che funziona anche con i temi classici. Le funzioni di intelligenza artificiale restano facoltative e arrivano con un plugin ufficiale separato.
La 7.1 ha portato la possibilità di regolare l’aspetto dei blocchi su tablet e smartphone senza scrivere una riga di codice. Le Note, i commenti a margine dei blocchi, ora hanno notifiche e una modalità suggerimento, comode per chi scrive a quattro mani. Il blocco Classico, che si pensava di ritirare, resta al suo posto.
Il lato meno visibile: PHP e requisiti del server
Dalla 7.0 WordPress richiede almeno PHP 7.4. PHP è il linguaggio con cui lavora il server che ospita il sito, e ogni sua versione, dopo una certa data, smette di ricevere correzioni di sicurezza.
I siti ancora su PHP 7.2 o 7.3 restano bloccati sulla versione 6.9 di WordPress e non ricevono le novità: secondo le statistiche diffuse da WordPress.org a gennaio erano poco meno del 4% del totale. Un altro 22,2% girava proprio su PHP 7.4, cioè sul minimo richiesto. Una nota di servizio per chi vuole confrontare le versioni di PHP e gli strumenti disponibili in un hosting per WordPress: VHosting li elenca, insieme a una sezione di domande frequenti, nella pagina che si può consultare su www.vhosting.com.
Per sapere su quale versione gira il proprio blog basta aprire, in bacheca, Strumenti → Salute del sito → Informazioni, alla voce Server. Il cambio si fa quasi sempre dal pannello dell’hosting, e conviene provarlo prima su una copia del sito. La versione consigliata dagli sviluppatori di WordPress è PHP 8.3.
Verso la 7.2: cosa fare prima del 9 dicembre
La prossima versione è già in fase di test. La prima beta, la versione di prova per chi vuole sperimentarla in anticipo, è in calendario proprio in questi giorni; quelle quasi definitive sono attese tra metà novembre e inizio dicembre, con date che possono ancora cambiare.
Per un blog personale non serve seguire le beta, ma muoversi qualche settimana prima evita sorprese. Il primo passo è un backup completo, file e database, da conservare fuori dal server. Poi un giro tra plugin e tema: quelli che non ricevono aggiornamenti da molto tempo sono i più a rischio di incompatibilità, e se non servono più conviene eliminarli.
C’è anche una seconda data da segnare sul calendario: il 31 dicembre 2026 termina il supporto di sicurezza di PHP 8.2. Chi ha rimandato il passaggio a una versione più recente ha in dicembre il momento giusto per farlo, prima di ritrovarsi con il motore del sito fuori garanzia.
Guardando al 2027, la direzione si intravede. La collaborazione in tempo reale, tolta dalla 7.0 a pochi giorni dal rilascio e ancora in prova, dovrebbe tornare in una delle prossime versioni, e l’editor somiglierà sempre di più a uno strumento di lavoro condiviso.
L’intelligenza artificiale, almeno per ora, resterà una scelta del singolo sito. Per chi tiene un blog vorrà dire aggiornamenti più frequenti e più corposi, da affrontare con una piccola routine di controllo ogni pochi mesi.
